Convivere prima del matrimonio
Pubblicato il 8 Giugno 2007 da donangelo
Ciao,
ho sentito del vostro sito ieri mettina su Radio Number One, mentre andavo al lavoro e trovo sia davvero una bella idea questo spazio.
La mia domanda:
Se una persona decide di sposarsi, ha già fissato la data, ha già fatto il corso prematrimoniale, ma ha la casa pronta sei mesi prima del matrimonio è lecito convivere per un po’? Io e il mio ragazzo abbiamo pareri discordi.
Grazie per l’attenzione e il vostro tempo
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Intanto grazie dei complimenti. E ci hai fatto scoprire una radio che ha parlato di questa piccola cosa.
Veniamo alla tua domanda. Se pensi che, come cristiani, crediamo che il matrimonio non sia soltanto un rito ma un gesto, semplice ed essenziale, in cui però quel “per sempre” è una promessa grandissima e in questa promessa che si scambiano gli sposi si innesta un dono immenso di Dio, puoi intuire che la differenza tra “prima” e “dopo” il matrimonio non sia soltanto formale, ma sostanziale. Dunque non solo I due fidanzati sono chiamati a arrivare al matrimonio nella castità fisica, ma la convivenza ha senso e diventa crescita se c’é quella promessa “per sempre” sostenuta dal dono di Dio.
Non che un dono di Dio prima non ci sia! Dio ci vuol sempre bene. Ci accompagna sempre. Però il dono che Dio fa a due fidanzati, di imparare pian piano a capirsi, a far coincidere I propri progetti, a rispettarsi, è diverso dal dono del matrimonio.
Poi la mia esperienza di corsi di preparazione al matrimonio mi dice che oggi tante coppie camminano verso il sacramento già da conviventi. Perché? Bella domanda! Tante circostanze, che sarebbe bello approfondire. Non voglio giudicare e condannare queste scelte (Gesù non condanna), però mi sembra giusto riproporre il fatto che convivere “dopo” il matrimonio è un’esperienza autentica, e il sacramento non è un rito vuoto ma una svolta.
Tieni conto che dire: “beh, facciamo un periodo di prova… È utile, no?…” forse va messo un po’ in dubbio. Non è una vera prova la situazione in cui… C’é sempre un’uscita di sicurezza. Non c’é il rischio. Perché l’amore è anche rischio: non so se riuscirò a dormire visto che il mio futuro marito russa come un mantice, ma decidersi per sempre è anche questo: rischiare.
Già mi aspetto qualche commento: “cose superate dalla società di oggi, dai tempi moderni!”. Beh, I tempi moderni (che saranno poi?) han portato molte cose utili e molte cavolate. A me piace pensare che se anche “tutti” (tutti chi?) la pensano diversamente, è bello riflettere sul significato delle cose. Come state facendo tu e il tuo ragazzo!

Articoli
Fosse una convivenza da fratello e sorella sarebbe sicuramente lecita, magari per alcuni simprudente. Anzi, ma questa è la mia personale opinione, potrebbe essere un’ottima scuola di vita.
Ma di solito non è una convivenza siffata e vale quanto detto sopra.
Ma il punto più pericoloso è intendere la convivenza prematrimoniale come “test”. Ahi, pericolosissimo. Si sta iniziando col piede sbagliato. Si inizia col dubbio, si inzia con la non totalità dell’amore. L’amore, la convivenza, il matrimonio vanno costruiti ogni giorno, per sempre… La vita non ammette prove generali. Si apre il sipario e ci si butta, una volta per tutte.
il mio punto di vista, da un’angolatura atea.
Anzi dalla mia esperienza diretta.
Ci possono essere circostanze che spingono verso la convivenza prematrimoniale.
Ormai il “contorno” del matrimonio è un business: un pranzo può costare 20.000 euro, il ristorante è da prenotare un anno prima della cerimonia.
A queste condizioni, magari ormai 30enni, con pochi soldi da parte e tanti anni di “fidanzamento”, la scelta più facile è investrire in un mutuo piuttosto che in una cerimonia, lasciare la casa parentale e vivere insieme, in attesa che un prete/sindaco sancisca un’unione fra due persone che già si rispettano e amano.
Certo, una cerimonia può anche costare zero, ma talvolta le pressioni della società non si possono, ahimè, ignorare
Beh, ci si può sposare senza “contorno”.
Una cerimonia sobria. Sono con i famigliari e gli amici più intimi.
Il pranzo può essere un semplice rinfresco, o del tutto omesso, o una sempolice festa in famiglia.
Non buttiamo il bimbo con l’acqua sporca!
Penso che se una coppia decide di sposarsi in chiesa, dovrebbe farlo solo se ci crede realmente. e, appurato questo, debba anche rispettare tutti i “comandamenti” e tutte le “usanze” atte a vivere seriamente tale sacramento: niente convivenza, niente sesso pre matrimoniale ecc… Rispetto molto chi faquesta scelta, ci vuole coraggio, mentre provo un profondo senso di ramamrico verso chi vive tale esperienza in modi Ipocrita: ci sposiamo in chiesa perchè lo fanno tutti, vogliamo il sacramento ma intanto “consumiamo” il nostro amore e così via.. se volete farlo, fatelo bene, altrimenti è tutto un falso!
Premetto che ho apprezzato molto le considerazioni di Alessandra: se si ha fede non si può scegliere quello che piace, ma si deve prendere tutto in blocco. E non si può barare, perché i , ai quali è stata affidata la cura del gregge possono essere imbrogliati, ma il no: legge nel profondo del cuore e sa tutto.
Qualche anno fa lessi su Famiglia Cristiana la lettera di una signora che raccontò di aver con-vissuto una decina d’anni in perfetta armonia, per cui decise con il di sposarsi in chiesa e, dopo la cerimonia, felici partirono per una crociera: prima di ridiscendere dalla nave avevano già deciso le modalità della separazione. Certo, capita anche a coloro che non hanno convissuto di sperimentare il loro amore con un felice fidanzamento per una decina d’anni e di vivere il più bel momento della loro vita il giorno del matrimonio. E tale bellezza splende una settimana, un mese, magari un anno, ma, piano piano, la luminosità abbagliante della passione è filtrata dai bisogni della vita, dal raggiungimento di uno status definitivo, dall’abitudine ed i filtri diventano sempre più numerosi, oscurando sempre più la realtà. Se i due non riescono a mettere da parte quelli inutili o addirittura dannosi, la libertà senza limiti, che oggi avvolge tutti e nasconde ogni valore sotto la coltre di un relativismo assoluto, fa dimenticare ogni giuramento e fa scoprire “l’unico modo civile” di sistemare il guaio. Oppure si ricorre ad un modo più drastico, più sicuro, con l’eliminazione fisica dell’altro. O qualcosa di peggio: l’uso dei figlioletti, quando vi sono, per bastonare l’altro, colui che, nel frattempo, è diventato il “nemico”, dimentichi della giornata più felice della loro vita e d’essere, insieme, i genitori che dovrebbero portare alla maturità della vita quei figli che la Provvidenza ha loro affidato generosamente. Ancora peggio: si arriva ad ammazzare sé stessi e i figli per punire l’odiato nemico. L’inconveniente è simile per la convivenza, che non è, consapevolmente o meno, uno status definitivo: in teoria dovrebbe essere, consapevolmente o meno, il sentiero che porta alla casa definitiva, la famiglia.
Vorrei concludere: la convivenza apparentemente razionale e l’innamoramento realmente istintivo non sono la base di un buon matrimonio, che è fondato sul con-iugio (il giogo da portare insieme, se no non si va da nessuna parte). Bello portare alla meta i propri beni, ma costa sacrificio e, se ci si libera del giogo, si arriverà alla méta (è obbligatorio), ma da soli e solo con rimpianti.
Chiedo scusa per avere divagato, cosa che oggi pare sia un grave difetto, per la mancanza di tempo, l’ossessione degli impegni e delle mode imposte da coloro che pensano solo a vendere beni (presunti) materiali o intellettuali, con i quali consolidare il loro lucro.
Il problema è che la festa si fa perchè da quel giorno in poi inizia la tua nuova vita, ma se tu la tua nuova vita l’hai già iniziata …la festa diventa un conformismo