Disagi con la Comunione
Pubblicato il 13 Giugno 2007 da donangelo
Caro Don,
trovo una sempre maggiore difficoltà e disagio a ricevere la Comunione, alla quale ormai mi accosto pochissime volte all’anno, pur frequentando la Messa tutte le domeniche e feste comandate.
Gradisco infatti ricevere la Comunione in ginocchio, e ciò provoca quasi sempre reazoni infastidite o addirittura aperti e pubblici rimproveri da parte del sacerdote. Non parliamo di quando ci si sente dire con malagrazia “tirati su” o cose del genere.
E’ ovvio che il timore di ricevere un’accoglienza di questo genere mi distrae totalmente dalla disposizione d’animo necessaria e mi dissuade sempre più dal mettermi in fila per ricevere la Comunione.
Cosa mi consiglia? Dovrei forse iniziare una “guerra santa” con ogni prete, invocando il diritto garantito dall’istruzione Redemptionis Sacramentum (par. 91) , e denunciano ogni volta tale grave atto del sacerdote al suo Vescovo o addirittura alla Santa Sede (par. 173 e 184 dell’istruzione stessa) ? Non essendo un polemico per natura, mi limito a partecipare al Sacrificio dal banco e a non fare la Comunione.
Cordiali saluti,
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Mi sono andato a rivedere listruzione Redemptionis Sacramentum che tu citi, e con il numero 91 vorrei qui trascrivere il numero 90: «I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme». Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che«i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli». Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi.
Dunque, il modo di ricevere l’eucaristia è stabilito dalla conferenza episcopale locale, per noi naturalmente la CEI, che ha dato la normativa nellIstruzione del 19 luglio 1989: La Chiesa ha sempre riservato grande attenzione e riverenza all’Eucaristia, anche nel modo di avvicinarsi alla mensa e ricevere la Comunione. Particolarmente appropriato appare oggi luso di accedere processionalmente all’altare ricevendo in piedi, con un gesto di riverenza, le specie eucaristiche, professando con l ‘Amen la fede nella presenza sacramentale di Cristo. Dunque, senza vietare la comunione in ginocchio, la CEI indica come appropriata la comunione in piedi, in forma processionale.
Che puoi fare? Beh, a mio parere non solo non è bello che tu non faccia la comunione se la vuoi fare, ma è importante che tu riceva l’eucaristia. Se il modo che ti è gradito crea problemi, pur non essendo proibito, e quel modo (in ginocchio piuttosto che in piedi) non è indispensabile, io ti direi di adeguarti. E una piccola rinuncia, ma è un bel segno di comunità.
Con questo non voglio dire che ha ragione chi ti ha trattato sgarbatamente. Forse, se stiamo proprio alla lettera della legge, non ti ha negato la comunione, e quindi non ci sarebbero i termini della denuncia… come già scritto da qualche altra parte, in queste situazioni c’é il sacerdote che preferisce evitare difficoltà e chi, magari per legittime ragioni, è un po duro. Ma non è meglio evitare queste tensioni, rinunciando a qualcosa di mio per il grande bene nostro che è l’eucaristia?
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Ma come??????? se è il segno di rispetto più grande mettersi in ginocchio davanti a DIO! Ed è inoltre l’unico che merita tanto
Si inginocchino anche i preti ogni tanto ma sentitamente e non per “copione”!
Sono un prete e stia tranquillo/a che non mi pagano a numero di genuflessioni. Il giudizio sulla qualità del mio e altrui inginocchiarsi davanti a Dio lo lascio a Dio stesso, che vede dentro il cuore.
Son d’accordo che solo Dio si merita il segno di inginocchiarsi davanti a lui (e se ci si inginocchia davanti a Dio, si è immuni dal virus di inginocchiarsi davanti a qualche potente di turno). Ma questo non è l’unico segno, l’unico gesto del corpo che dice adorazione e devozione. I legittimi superiori hanno stabilito un modo, che non è offensivo né per Dio né per gli altri.
L’autore della lettera Disagi con la comunione dichiara di non essere “un polemico per natura”. Mah! Personalmente non faccio la comunione da qualche decennio, con una eccezione alla prima ricorrenza annuale (2001) della morte di mio padre, anche se non manco una messa e leggo volentieri Vittorio Messori e “Avvenire”, ignorando quei begli spiriti della moderna “intellighenzia”, che si proclamano superiori a certe posizioni sotterrate dal “progresso civile”. Ma non la faccio perché non ho il cuore in pace, perché non sono un “relativista” e non riesco ad accettare i comportamenti di chi si professa democratico, libero, giusto, amante della pace e nemico della guerra, insomma non “fondamentalista”. Evidentemente sono fondamentalista. Beati loro che vivono felici! Ma la comunione non la fanno lo stesso, perché hanno ammazzato Dio, che illumina il vuoto tenebroso della coscienza. Non vedo perché il signore in questione abbia la necessità di prendere la comunione in ginocchio, cosa che ostacola l’ordinato svolgimento del rito, in un sistema che prevede teoricamente tale possibilità, che, però, è ignorata dalla quasi generalità delle persone. Non penso che l’essere in ginocchio, per le persone che non hanno problemi di salute, dia un valore aggiunto alla comunione, anzi uno che pensa a possibile denuncia, che astiosamente si lacera su una questione simile, non ha il cuore in pace, come me e più di me. Se proprio non può fare a meno di tale esteriorità, si metta ultimo come il peccatore (e non primo come il fariseo), così da non intralciare un momento delicato della funzione, già appesantito per motivi personali e logistici veramente seri.