Due parole sulla “Crimen Sollicitationis”

Pubblicato il 13 Giugno 2007 da donangelo

Salve, ho trovato questo sito per caso e volevo gentilmente un vostro pare per quanto riguarda l’intervista (febbraio 2002) a Tarciso Bertone in merito al CRIMEN SOLLICITATIONIS. Tarciso Bertone, durante un’intervista, ha dichirato quanto segue: “Ma, a mio parere, non ha fondamento la pretesa che un vescovo, ad esempio, sia obbligato a rivolgersi alla magistratura civile per denunciare il sacerdote che gli ha confidato di aver commesso il delitto di pedofilia. Naturalmente la società civile ha l’obbligo di difendere i propri cittadini. Ma deve rispettare anche il “segreto professionale” dei sacerdoti, come si rispetta il segreto professionale di ogni categoria, rispetto che non può essere ridotto al sigillo confessionale, che è inviolabile.”
A mio parere le sue affermazioni sono inaccetabili. Come è inaccettabile il CRIMEN SOLLICITATIONIS. Volevo un vostro parere in merito.
Grazie e buona giornata

    Anzitutto, la “Crimen Sollicitationis” ormai ben nota è stata “superata” dal Codice di diritto Canonico del 1983 e da altre normative, tra cui una del novembre 2001 che si può trovare anche sul sito della Santa Sede (www.vatican.va). In queste normative è stabilito il modo di procedere della Chiesa contro coloro che, nell’esercizio del ministero pastorale, si macchiassero di delitti (anche in senso morale) come la pedofilia.
    Credo che anche qui sia opportuna una sana distinzione tra società civile e Chiesa. La società civile ha tutto il diritto di perseguire i colpevoli di delitti contro la legge civile. Lo stesso si può dire della Chiesa, per la sfera morale e canonica di sua competenza. E’ vero che il peccato qui sostanzialmente coincide col delitto sociale. Ma le cose sono giustamente distinte: credo che si tratti, anche qui, di sana laicità.
    Credo si possa dire che la Chiesa non vuole assolutamente “impedire” che lo Stato punisca i colpevoli. E se qualcuno l’ha fatto, questo non è l’intento della Chiesa. Ma la domanda può essere: se un vescovo (o chi per lui) viene a sapere di un sacerdote pedofilo, deve denunciarlo all’autorità?
    Mi pare che realisticamente si configurino due possibilità.
    La prima è che la notizia certa arrivi nella confessione: e qui, per questi delitti come per tutti gli altri, il confessore non deve rivelare nulla. Qualcuno potrà rifiutare questa posizione, ma il segreto della confessione è un valore altissimo, che qualcuno ha pagato anche col sangue. Certo, come per tutti gli altri delitti che riguardano la società, io confessore devo chiedere al colpevole di costituirsi e pagare anche secondo le leggi civili. Ma questo è un obbligo che il colpevole ha in coscienza, e non mi posso sostituire a lui, pur pensando al dramma interiore di un sacerdote che senta un suo confratello confessare un peccato del genere e che potrebbe ripetere, e essere praticamente in condizione di non poterlo impedire, se non imponendo al colpevole di accusarsi.
    L’altra situazione, che può avere mille varianti: un vescovo o superiore riceve una denuncia, da parte di qualcuno, magari anche circostanziata. Deve indagare coi suoi mezzi, che non sono quelli della polizia. Deve tener conto che, come sembra essere avvenuto in molti casi, l’accusa può essere falsa, gratuita, magari una vendetta. A me sembra giusto che si muova rigorosamente e con totale discrezione, per quanto sta nella sua responsabilità di “magistrato” per il diritto canonico. Non spetta a lui la denuncia civile, se non in alcuni casi particolari. Potrà invitare coloro che denunciano – poniamo, la famiglia della vittima – a rivolgersi anche all’autorità civile, e penso che in coscienza, se ha la certezza del delitto, non lo dovrà impedire. Ma la distinzione dei piani mi sembra legittima e va salvaguardata, per il bene di tutti, chiunque sia la vittima.

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Commenti (16)

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  1. Alessandra ha scritto:

    “Mi pare che realisticamente si configurino due possibilità.
    La prima è che la notizia certa arrivi nella confessione: e qui, per questi delitti come per tutti gli altri, il confessore non deve rivelare nulla”

    Sono senza parole per lo SCHIFO che trapela da questa dichiarazione e credenza.
    La protezione di un bambino deve essere superiore a qualsiasi obbligo morale, religioso o quant’altro.

    Pubblicato il 13 Giugno 2007 alle 19:55

  2. Cla ha scritto:

    “Non spetta a lui la denuncia civile, se non in alcuni casi particolari. ”

    A meno che le segnalazioni non abbiano palesi segni di infondatezza, come qualunque cittadino, come qualunque “preposto” o “dirigente” di un lavoratore, per un reato così grave, ha il dovere quanto meno morale di informare l’autorità costituita appena ne ha notizia (salvo il fatto in cui ciò avvenga nel segreto del confessionale). Non con una “denuncia” (non ha la certezza del reato) ma con un “esposto” (narra dei fatti che potrebbero ricondursi a un reato). Sarà l’autorità costituita ad avviare le indagigini per stabilire l’eventuale fondatezza. I REATI DI PEDOFILIA NON SONO PUNIBILI SU QUERELA, CIOE’ SOLO SU RICHIESTA DELLA VITTIMA, MA OGNI QUAL VOLTA ESSI AVVENGONO.

    Pubblicato il 13 Giugno 2007 alle 20:29

  3. Cla ha scritto:

    “La protezione di un bambino deve essere superiore a qualsiasi obbligo morale, religioso o quant’altro.

    Il segreto “professionale”, che per un sacerdote è quello confessionale, è garantito dalla legge per medici, avvocati e ministri di culto.

    Pubblicato il 14 Giugno 2007 alle 10:12

  4. Lorenzo ha scritto:

    RIspondo ad Alessandra.
    Se chi si confessa di qualsiasi colpa ad un sacerdote pensasse che subito dopo il sacerdote può uscire dal confessionale e andare a denunciarlo alla Polizia, il sacramento della confessione chiuderebbe i battenti all’istante.

    Pubblicato il 14 Giugno 2007 alle 14:32

  5. ferdy ha scritto:

    Una piccola risposta a Alessandra:
    Potrà sembrarti uno schifo, ma sul piano meramente laico e giuridico l’istituto del Segreto Professionale non è una credenza nè un obbligo morale e non esiste solo per i preti. Ne sono vincolati anche gli avvocati, i medici, i poliziotti, i magistrati, i giornalisti e forse anche altri soggetti. Per un prete, poi, questo si lega all’altissimo valore della Confessione, ma dal punto di vista pratico non cambia le cose.
    Così come un avvocato che difende un pedofilo non può andare dal giudice e dire “Chiedo il massimo della pena per il mio cliente!”, così come un medico non può dire ad una moglie che il marito ha l’AIDS, allo stesso modo il Prete ha il vincolo del segreto confessionale.
    Per quanto assurdo possa a volte sembrare, il Segreto Professionale è una forte garanzia democratica senza la quale cadrebbero molti diritti costituzionali di noi cittadini tutti…

    Pubblicato il 14 Giugno 2007 alle 14:55

  6. Alessandra ha scritto:

    Credo che la protezione di un bambino dovrebbe andare oltre tutto questo.

    Pubblicato il 14 Giugno 2007 alle 15:30

  7. alberto ha scritto:

    Vorrei però arrivare al cuore del problema, e cioè capire perchè c’è questo fortissimo incremento di casi di pedofilia nel clero, rispetto a un recente passato in cui questi casi erano pressochè sconosciuti.

    Io credo abbiano ragione quei sacerdoti ed educatori che hanno fatto notare che rispetto agli anni ‘50 e ‘60, in cui le vocazioni sacerdotali erano numerose, e quindi nei seminari si poteva capire in fretta chi aveva una vera vocazione e chi no, oggi i seminari sono quasi vuoti, e quindi si è portati ad accettare anche persone che magari scelgono il sacerdozio come via per risolvere i propri problemi personali.

    Quindi occorrerebbe permettere anche a psicologi e altri esperti, attraverso colloqui approfonditi, di sondare se un giovane entra in seminario portando dentro di sè problemi irrisolti, soprattutto in campo sessuale, oppure se c’è una vera vocazione.

    E poi direi che alla base di tutto c’è il vecchio tabù della sessualità, soprattutto in ambienti cattolici, che troppo spesso viene vissuta in modo tormentato e morboso, fin dalla prima educazione, senza una sana educazione sessuale fin dai primi anni.

    Io credo sarebbe ora di finirla una volta per sempre con la mentalità morbosa che negli anni passati ha portato a vedere il male assoluto in un solo peccato e comandamento: il 6° comandamento.

    Alcuni di questi sacerdoti pedofili, quando parlavano della loro educazione sessuale, rivelavano un’educazione eccessivamente repressiva, gli era stato inculcata la paura del sesso, del contatto con le donne, per loro era “naturale” la pedofilia perchè nasceva in ambienti “buoni” ecclesiali e giovanili o nei seminari, addirittura ritenevano senza sensi di colpa che Dio li approvasse, che fosse lo sviluppo naturale di un’amicizia con giovani con cui avevano a che fare.

    E’ vero che l’educazione sessuale era ancora più repressiva nel passato, però nel passato, come si diceva sopra, era più facile scoprire chi aveva una vera vocazione e chi no.

    Pubblicato il 14 Giugno 2007 alle 17:49

  8. donangelo ha scritto:

    Mi si consenta…
    Intanto non parlerei di “fortissimo incremento”, almeno per l’Italia… Certo il fenomeno c’é, ed è allarmante soprattutto in alcuni paesi anglosassoni. E qui possiamo essere d’accordo che la selezione forse (ma anche qui, piano a parlare per chi, come me, non conosce “de visu” le situazioni) ha tenuto maglie troppo larghe per cercare di tappar buchi a un clero che diminuiva.
    Quanto ai consigli ai responsabili dei seminari (e I consigli, diceva Manzoni, è sempre facile darli…), intanto in quello della mia diocesi (e so in molte altre) c’é un sacerdote psicologo che “entra” regolarmente e se c’é bisogno. E la questione dei tabù e delle repressioni proprio non va trattata, secondo me, coi soliti luoghi comuni! Che la società di un tempo (tutta la società, mica solo I seminari) fosse più repressiva è un discorso, comunque complesso (e non sono sicuro che oggi siamo più intelligenti più svegli più emancipati…). Che nei seminari di un tempo ci fosse una saggia attenzione a comportamenti a rischio, però, è altrettanto vero e non bisogna dimenticarlo! La lotta alle “amicizie particolari”, che a volte era perfino esagerata, era il modo per prevenire atteggiamenti squilibrati dal punto di vista affettivo. Con tutti I loro limiti, I vecchi superiori dei seminari erano spesso persone sagge, piene di buon senso e di esperienza pedagogica, e nonluoghi comuni ambulanti!

    Pubblicato il 15 Giugno 2007 alle 14:31

  9. Giampi ha scritto:

    Caro don nella sua risposta, come al solito trova tutte le scuse possibili per difendere la vostra setta cito dalla sua risposta “L’altra situazione, che può avere mille varianti: un vescovo o superiore riceve una denuncia, da parte di qualcuno, magari anche circostanziata. Deve indagare coi suoi mezzi, che non sono quelli della polizia. Deve tener conto che, come sembra essere avvenuto in molti casi, l’accusa può essere falsa, gratuita, magari una vendetta.”. Ma basta smettetela di essere ipocriti non esiste delitto più ignobile e maledettamente rivoltante della pedofilia, chiunque sia a conoscenza di casi simili deve essere obbligato a rivolgersi alla giustizia Italiana e non quella della setta di appartenenza che ha tutto l’interesse a tenere segreto il fatto.

    Pubblicato il 18 Giugno 2007 alle 12:54

  10. donangelo ha scritto:

    Che la pedofilia sia ignobile e rivoltante siamo d’accordo.
    Che per ogni delitto sia necessario, per l’ordinamento giuridico italiano come per l’ordinamento ecclesiatico, che nessuno sia condannato prima di essere giudicato con le dovute garanzie e la possibilità di difendersi, è altrettanto vero e qui ne va della dignità della persona.
    Lei può anche credere che l’ordinamento giuridico ecclesiastico abbia secondi fini. Esso però, da quanto abbiamo detto, non vuole né diminuire né tantomeno ostacolare le procedure dell’ordinamento civile.
    Quanto all’accusa di ipocrisia, è un giudizio bello e buono. Sul valore di certi giudizi e di chi li pronuncia, lasciamo al lettore.

    Pubblicato il 18 Giugno 2007 alle 14:03

  11. Cla ha scritto:

    Caro donangelo, io sto dalla tua parte, dalla parte della Chiesa. Ma non capisci e continui a ripetere lo stesso errore. L’autorità ecclesistica (vescovo o chi per esso) )non è solo autorità ecclesiastica. E’ anche un comune cittadino italiano e come tale ne ha tutti i doveri, morali e giuridici.
    Quando un cittadino italiano ne ha il benchè minimo sospetto, per un reato così inaudito e grave, deve con i dovuti modi (si faccia anche consigliare da un legale o dal maresciallo dei cc) informarne subito l’autorità giudiziaria. Non può tacere. E’ un obbligo morale oggi, potrebbe presto diventare anche un obbligo legale (me lo auguro).
    Tutto ciò che riguarda l’”essere giudicato con le dovute garanzie” attiene l’autorità di giudice ecclesistico, ma assolutamente non deve interferire con i doveri da cittadino onesto di un vescovo. Non denunciare significa favoreggiamento! (se non in senso tecnico, in senso morale).

    Pubblicato il 18 Giugno 2007 alle 15:31

  12. donangelo ha scritto:

    Mai smentito tutto questo. Concretamente, però, resta il fatto che un vescovo non è sempre in condizione di poter immediatamente procedere alla denuncia penale. Facciamo due esempi. Il vescovo viene a sapere di alcuni fatti da una famiglia di un bambino. Procederà all’indagine canonica e consiglierà alla famiglia stessa di sporgere denuncia all’autorità giudiziaria: è ragionevole? A me pare di sì. E non è favoreggiamento! Secondo caso: il vescovo raccoglie alcune voci a carico di un sacerdote. Si tratta di voci. E tu sai quanto le voci possano essere infondate, soprattutto contro alcune persone “pubbliche” come I sacerdoti. E come, di queste voci, ne possano arrivare di ogni genere a un vescovo. Secondo me non è affatto utile che il vescovo produca un esposto su questa base, mentre è doveroso che inizi ad approfondire, a chiedere a persone che possono essere informate e dare un parere. Anche questo non è favoreggiamento, né evitamento di doveri di un cittadino.
    Forse non capisco, ma a me sembra che la vita sia molto più fatta di sfumature rispetto a uno schema mentale. In linea di principio ti do pienamente ragione, ma, ripeto, concretamente bisogna operare un discernimento. Io mi auguro solo di non trovarmi mai a dover operare un discernimento così…

    Pubblicato il 18 Giugno 2007 alle 17:33

  13. Cla ha scritto:

    “Procederà all’indagine canonica e consiglierà alla famiglia stessa di sporgere denuncia all’autorità giudiziaria: è ragionevole? A me pare di sì. ”
    Sì, a patto che questa denuncia avvenga realmente, Non basta dire “vai a fare la denuncia” e farmarsi lì. Non sarebbe male che il vescovo, magari non lui in persona ma tramite una persona di fiducia, accompagni ed aiuti la famiglia, offrendo assistenza morale e legale e la massima collaborazione all’autorità giudiziaria.

    “Secondo caso: il vescovo raccoglie alcune voci a carico di un sacerdote. Si tratta di voci. ”
    E’ chiaro che ci vuole un minimo di discernimento. Se non vi è la benchè minima fondatezza della veridicità delle voci stia in attesa. Ma se vi è il minimo dubbio, perché le voci si ripetono per un qualunque altro motivo, dovrà recarso all’autorità giudiziaria, riferendo le voci che si sono sentite, senza trarre conclusioni che non spettano a lui. Senza “approfondire”, senza chiedere “pareri”, senza cercare “prove certe”. Tutto questo lo potà fare ai fini dell’indagine canonica. Ma ai fini dell’indagine giudiziaria no di certo.
    Non possiamo correre il rischio che un possibile criminale possa ripetere i suoi crimini!
    Ne più e ne meno di un qualunque cittadino…. al limite, come un qualunque altro cittadino, il vescovo si rivolga alle varie associazioni (laiche o cattoliche) che si occupano proprio di pedofilia (il tel 114, Telefono azzurro, Telefono arcobaleno…). Il 114 è nato proprio per queste situazioni! Lo usino anche i vescovi.

    Pubblicato il 18 Giugno 2007 alle 19:23

  14. matteo ha scritto:

    il Santissimo Sacramento della Riconciliazione e’ un Dono straordinario!!!Amore allo stato puro.e rallegriamoci,ringraziono ogni giorno il Signore per averci dato questa opportunita’!!!!!!!!
    detto questo, credo che il don sia saggio,posato e ponderato,e senza dubbio nel giusto.
    basta parlare di sette,cosche,ed altro……se si e’ a conoscenza di certi fatti,sara’ il sacerdote a consigliare alla famiglia di denunciar il tutto.fatti,non voci.se vi sono fatti e prove e non voci,il tutto controllato e argomentato,le denunce sia penali che ecclesiali partiranno ed arriveranno a destinazione.
    e’ anche vero che vi sono buone e cattive persone da tutte le parti,anche nella chiesa…..lei per prima dice di non essere perfetta,lo ha detto diverse volte nella sua storia.ma e’ questa imperfezione che la spinge alla ricerca della perfezione a cui e’ chiamata, alla Santita’ (ed anche noi siamo chiamati ad esserlo,ognuno di noi).
    Non si condanna la Chiesa perche’ qualche suo membro non e’ degno di Lei, come non si condanna una nazione perche’ qualche suo cittadino a commesso atrocita’ indescrivibili.
    volete condannare il popolo tedesco per quello che ha fatto hitler?
    o noi italiani per quello che ha fatto mussolini?
    allora non condannate la nostra Santa madre Chiesa per quello che hanno fatto qualche prete,vescovo o chicchesia.

    un fraterno abbraccio
    matteo

    Pubblicato il 19 Giugno 2007 alle 13:56

  15. Cla ha scritto:

    “sara’ il sacerdote a consigliare alla famiglia di denunciar il tutto.fatti,non voci.se vi sono fatti e prove e non voci,il tutto controllato e argomentato,le denunce sia penali che ecclesiali partiranno ed arriveranno a destinazione.

    Ma ti rendi conto dell’enorme stupidaggine che hai detto?
    Le denunce (e sicuramente qui intendi anche segnalazioni, esposti, narrazione dei fatti), partiranno solo se vi sono le prove????
    Ma scherziamo? le prove e i fatti veranno stabiliti solo dal giudice!
    Cioé da una sentenza!
    Nemmeno dal pubblico ministero.
    Non certo dal semplice cittadino, vittima, testimone, o persona informata sui fatti.
    Che ha il solo dovere di riportare ciò di cui è a canoscenza, senza trarre conclusioni, senza omissioni.
    Anche fosse il vescovo che nei confronti del giudizio ordinario è un semplice cittadino, non un giudice.

    Pubblicato il 19 Giugno 2007 alle 21:43

  16. Giampi ha scritto:

    X Matteo
    Se io allungo le mani su una mia collega, maggiorenne, e lei mi denuncia al capo, questi in primo luogo mi punisce e se persevero mi licenzia e mi denuncia. Ora perchè se una persona denuncia al suo capo (Vescovo, Cardinale, o chi per esso) una situazione molesta il suddetto capo non prende provvedimenti? e perche dice alla petsona vai a denunciarlo? I fatti certi verranno accertati dagli inquirenti e da nessun alto, se poi vogliono fare delle indagini parallele le facciano pure ma successivamente e in collaborazione, tanto in Italia, al momento, siamo tutti innocenti fino aprova contraria. Se ciò non avviene vuol dire che si parla di “setta, cosca,…”,
    Io non mi permetto di candannare la chiesa perchè quallcuno dei suoi ha commesso cose ignobili, condanno il modo di affrontare il problema, o meglio di non affrontarlo e giusto per linearità , sia la Germania che l’Italia, che l’impero Romano, che i Crociati, per quello che hanno fatto meriterebbero delle punizioni che ad oggi non sarebbero ancora finite, e non liberare i colonnelli delle SS come abbiamo fatto.

    Pubblicato il 22 Giugno 2007 alle 10:50


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