Vorrei sposarlo, ma lui preferisce convivere

Pubblicato il 26 Febbraio 2009 da donangelo

Buongiorno. Utilizzo questo indirizzo email per inviarVi la mia lettera perchè non riesco a postarla attraverso il form, ricevo continui messaggi di errore.
Potete rispondermi in privato o pubblicarmi, qualora questo argomento possa risultare di interesse comune, come preferite. Vi chiedo solo di rimanere anonima.
Per me è importante solo avere un Vostro consiglio, perché sono lacerata da dubbi e ho bisogno di una guida per scegliere quale strada intraprendere.
Sono una giovane donna di 35 anni. Sono credente ma non praticante. Sono cresciuta e ho sempre vissuto secondo i valori morali cristiani cattolici.
Da tre anni vivo una storia d’amore con un uomo che ha qualche anno più di me. Inizialmente non abbiamo potuto far progetti concreti anche a causa della situazione lavorativa molto precaria per entrambi. Circa 6 mesi fa questa situazione si è stabilizzata e abbiamo deciso di concretizzare il nostro amore pensando ad un futuro insieme.
Premetto che nessuno di noi due è mai stato sposato o ha convissuto: viviamo entrambi con le nostre famiglie d’origine.
E’ nato un problema.
Io desidero che ci sposiamo: credo fortemente nel matrimonio come Sacramento, come istituzione, come promessa solenne di fronte a Dio, a noi stessi e al mondo, come punto di partenza per iniziare una vita insieme nell’amore.
Inoltre ho sempre desiderato arrivare vergine al matrimonio, donare tutta me stessa solo all’uomo con cui avrei condiviso la vita, e in questi anni il mio fidanzato, pur non condividendo questa idea (lui ritiene importante per una coppia vivere insieme tutti gli aspetti dell’amore, anche quello sessuale, che considera molto importante) mi ha sempre rispettata, sebbene ogni tanto continui a chiedermi di fare l’amore.
Lui invece vuole che andiamo a convivere: vede il matrimonio come una tappa successiva nel processo di costruzione di una vita insieme; lui crede nell’amore, più che nel matrimonio: ritiene che quello che conta è che ci vogliamo bene e che entrambi vogliamo affrontare la vita insieme; dice è necessario prima vivere insieme per conoscerci a fondo, per capire se veramente siamo fatti l’uno per l’altra; il matrimonio potrà venire in seguito, un passo per volta.
Durante alcuni discorsi è emerso che lui ha paura del matrimonio: teme che le cose possano non andare bene, come purtroppo oggi capita sempre più spesso, e che un divorzio comporti anche problemi onerosi dal punto di vista finanziario ecc.
E’ questo un discorso che ho sentito fare molto spesso da varie persone, che preferiscono un “periodo di prova” con la convivenza, ritenendo che se due persone si amano davvero non c’è bisogno di una cerimonia per sancire il loro amore.
Io a questo punto sono molto confusa.
Amo quest’uomo e vorrei condividere la mia vita con lui.
Ma la sua ferma volontà a voler convivere anziché sposarci mi mette molto a disagio: si scontra con i valori morali che sono radicati in me e hanno guidato la mia vita finora. Io non considero la convivenza come una scelta di vita positiva per quanti mi riguarda: non giudico chi sceglie questa strada, se entrambe le parti della coppia sono felici. Tuttavia non mi sento a mio agio nell’intraprendere anche io questa strada, mi fa sentire forzata, costretta.
Ne ho parlato a lungo col mio fidanzato: lui sostiene che non vuole costringermi a fare una scelta di cui non sono convinta, non vuole forzarmi; ma neppure io devo forzarlo a sposarci se lui non se la sente. Sarebbe comunque una violenza. E, aggiungo io, non vorrei neppure che lui mi sposasse solo perché costretto.
Credo che la scelta del matrimonio debba essere spontanea e condivisa da entrambi, altrimenti, nel caso che uno dei due sia forzato a farlo, l’unione inizierebbe male, con già dei difetti in partenza, e andrebbe a finire male.
Le alternative non sono molte: o ci sposiamo, o andiamo a convivere o ci lasciamo, perché non possiamo continuare a vivere una storia incompleta, paralizzando le nostre esistenze.
Ma nessuno dei due vorrebbe porre termine alla nostra relazione. Ci amiamo, andiamo d’accordo, abbiamo trovato una persona con cui stiamo bene, accettandone i difetti e i pregi… Non è giusto buttare al vento l’amore che ci unisce (e che è raro da trovare) e questi tre anni, durante i quali ci siamo stati vicini e aiutati a superare delle difficoltà.
Le scelte di vita operate finora, dettate dall’adesione a determinati valori, tra cui anche la castità, hanno comportato certo dei sacrifici; ed erano indirizzate a mantenere una condotta “pulita”, corretta, in vista del Sacramento del Matrimonio. Mi chiedo se sia giusto, a questo punto, abbandonare questi valori per intraprendere una strada completamente diversa. Ho sempre immaginato una vita differente… Certo, mi dispiacerebbe.
Sto pensando molto in questi giorni. E piango spesso. Mi sono anche venuti pensieri poco belli: se un uomo mi ama davvero, come dice, è giusto che mi ponga davanti ad una scelta così drastica? E cioè che per andare avanti insieme io debba abbandonare i miei valori ù e rinunciare al matrimonio andando a vivere in una situazione che io percepisco come imbarazzante e spiacevole?
Mi chiedo se lui comprenda la lacerazione dentro di me. E in questo caso come possa restare fermo nelle sue posizioni, sapendo che sto male.
Forse potrei accettare la convivenza se lui fosse già stato sposato: potrei comprendere le sue paure di fare un nuovo errore. Ma non è questo il caso.
Ho pensato di provare: in fondo sono molte le coppie che convivono per un periodo prima di approdare al matrimonio. Ma questa idea non provoca in me felicità. Anzi, mi sento giù di morale. Mi sembra un percorso a ritroso, squallido, precario, incompleto.
Questo significa che non è la strada giusta?
O forse sono io troppo rigida, incapace di vedere soluzioni alternative (la convivenza, appunto), che oggi sono socialmente accettate mentre una volta non lo erano, come qualche volta sostiene il mio fidanzato?

Ho bisogno di un consiglio sincero, di un aiuto nel prendere una decisione, perché questa situazione mi fa stare molto male.
Grazie di cuore per l’attenzione.
Cari saluti.

    Il primo suggerimento che ti vorrei dare è questo: parlane con qualcuno, sacerdote o comunque “uomo di Dio”. Con tutta la stima per internet e soprattutto per la sincerità e immediatezza della tua bellissima lettera, credo che ci sia bisogno di un tuo cammino interiore, che avrà bisogno di più incontri, di più risposte, di un dialogo più attento a tante sfumature della tua vita.
    Però non mi esimo di provare a risponderti, in vista di una tua riflessione pacata, per quanto possibile.
    A me sembra intanto che ci sia un problema di fondo, che non è di voi due ma della mentalità diffusa. Cioé quello di non accettare il rischio della definitività. Una scelta importante è sempre un rischio. L’amore è questo rischio, non ce n’é. Secondo me è umanamente (e il Vangelo non fa altro che accogliere e rendere autentico l’umano) impensabile che si possa eliminare questo aspetto di rischio, di consegna, questo tagliare i ponti alle spalle (“decidere” in latino vuol dire “tagliare”), questo scegliere l’altro o l’altra senza darsi delle uscite di sicurezza.
    Perché, vedi, questa cosa comporta due conseguenze. La prima: l’illusione che un periodo di convivenza offra la certezza che andrà tutto bene. E non è possibile, anche qui a rigor di logica: quello che siete in questo 2009 non è quello che sarete nel 2029… e comunque, finché non si decide di donarsi senza remore, senza riserve, finché non ci si mette in gioco al 100% l’altra persona non si svela per quello che è davvero…
    La seconda conseguenza… è quella contraddizione profondissima e reale tra l’atto coniugale (“fare l’amore”) che ovviamente starebbe nella convivenza e la non-scelta definitiva della convivenza. L’atto coniugale è dirsi: io sono tuo e tu sei mia totalmente e per sempre. Sì, è questo, vuol dire questo, ha questo significato. Se il tuo ragazzo sente l’importanza della sessualità potrà accogliere questa verità del gesto. Io sono tuo totalmente e per sempre… ma non lo sono perché non ci siamo detti sì davanti a Dio e a tutti. Possiamo sempre dirci addio. E’ o no una contraddizione?
    Il guaio è che di fronte all’eventualità di una crisi (certo che oggi ce ne sono!) si pensa che chiudere in fretta risolve tutto. La la crisi, la sofferenza c’é, non può non esserci, e non c’é bottone di telecomando che risolve, bisogna star dentro i problemi partendo da quel che si è, dalla scelta definitiva che ci compie e ci dona totalmente (siamo fatti per questa decisione… se no… non soffriresti così tanto!).
    Con tutto questo non voglio giudicare e condannare i tanti che oggi scelgono di convivere e poi sposarsi: ne incontro ogni volta che faccio un corso per fidanzati, sono coppie belle e che si amano. La loro “scelta” non è una “condanna” che porterà alla rovina certa del loro matrimonio! Mi sembra però che la “prova” non risolva le paure… il matrimonio funzionerà non perché han provato prima, ma perché si vogliono veramente bene, a un certo punto hanno deciso davvero, e… perché il sacramento aiuta!
    Dunque prova a parlarne ancora col tuo fidanzato, con calma, aiutandolo soprattutto… a non aver paura… eh, la paura, è il nemico da battere!

Archiviato in: Domande dello Spirito, Amore e sessualità



Commenti (2)

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  1. pietro bolongaro ha scritto:

    Carissima,veramente una lettera stupenda, ma c’e’ una contraddizione che forse puo’
    aiutarti a capirti meglio : SEI CREDENTE , M,A NON PRATICANTE pero’ vuoi dare una
    forma ufficiale solo al matrimonio ma non ai tuoi sentimenti cosi’ belli, cosi’ puri, forse per mancanza di quel CORAGGIO che e’ indispensabile per raggiungere una vera
    profonda determinazione nel saper regolare la nostra esistenza.

    Pubblicato il 27 Febbraio 2009 alle 10:25

  2. Mario Grosso ha scritto:

    Carissima, tu non sei una ragazza (35 anni). Ascolta il Don e cercane uno capace, dal quale andare con il tuo ragazzo (?). Ma la convivenza (senza responsabilità) fa apparire tutto buono, perché ci si sente liberi. Quando si è vincolati, invece, arriva la crisi per la diversa psicologia dei 2 sessi. Anni fa una signora raccontò su Famiglia Cristiana che avevano convissuto 10 anni felici e decisero di sposarsi. Alla fine della crociera, arrivarono al porto con un progetto completo di separazione

    Pubblicato il 3 Marzo 2009 alle 16:32


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